Quando si parla di qualità dell’acqua, oggi una delle sigle più ricorrenti è PFAS. Se ne sente parlare nei notiziari, nei documenti tecnici e sempre più spesso anche nelle conversazioni quotidiane. Ma cosa significa davvero? E perché il tema riguarda da vicino anche l’acqua che beviamo ogni giorno?
Capire i PFAS non significa cadere nell’allarmismo. Significa, piuttosto, imparare a leggere meglio un tema complesso: che cosa sono queste sostanze, da dove arrivano, perché vengono chiamate “inquinanti eterni” e quali soluzioni esistono per migliorare la qualità dell’acqua potabile in casa. (US EPA)


Che cosa sono i PFAS

PFAS è l’acronimo di sostanze per- e polifluoroalchiliche: una grande famiglia di composti chimici sintetici usati da decenni in ambito industriale e in molti prodotti di consumo. Le fonti autorevoli parlano di migliaia di sostanze appartenenti a questo gruppo, tutte accomunate da una caratteristica chiave: sono molto persistenti e si degradano lentamente nell’ambiente. Per questo vengono spesso chiamate anche “forever chemicals”, cioè “sostanze eterne”. (US EPA)

Non tutti i PFAS sono uguali e non tutti sono studiati allo stesso modo. Alcuni composti, come PFOS e PFOA, sono tra i più conosciuti e analizzati, tanto che anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dedicato loro specifici documenti di approfondimento nell’ambito delle linee guida sull’acqua potabile. (Organizzazione Mondiale della Sanità)

Perché sono stati usati così tanto

Il successo dei PFAS dipende dalle loro proprietà: possono rendere i materiali più resistenti ad acqua, grassi, calore e macchie. Per questo sono stati impiegati in numerosi processi industriali e in diversi prodotti di uso comune. L’OMS richiama, per esempio, il loro utilizzo in materiali pensati per respingere acqua, olio e grasso, in superfici trattate per tessuti e tappeti e nelle schiume antincendio. (Organizzazione Mondiale della Sanità)

Il problema è che una caratteristica utile dal punto di vista tecnico — la loro grande stabilità — diventa critica dal punto di vista ambientale. Proprio perché resistono a lungo, i PFAS possono rimanere nel suolo, nell’acqua, nell’aria e negli organismi viventi per tempi molto lunghi.

Come arrivano nell’acqua

L’acqua potabile è una delle possibili vie di esposizione, ma non l’unica. EPA e WHO ricordano che le persone possono entrare in contatto con i PFAS anche attraverso alimenti, aria, polveri domestiche, prodotti di consumo e contesti occupazionali specifici, come alcune attività industriali o antincendio. (US EPA)

Quando i PFAS entrano nell’ambiente attraverso scarichi, lavorazioni industriali, rifiuti o altre fonti diffuse, possono contaminare corpi idrici superficiali e sotterranei. L’Agenzia Europea dell’Ambiente segnala che il problema è rilevabile in molti corsi d’acqua e laghi europei e che la conoscenza del fenomeno è ancora in evoluzione, anche perché monitoraggio e metodi analitici stanno diventando via via più sensibili. (Agenzia Europea dell’Ambiente)

In Italia il tema non è astratto: l’OMS ha dedicato un documento tecnico al caso della contaminazione da PFAS in Veneto, emersa nel 2013, come esempio concreto di gestione di un’emergenza ambientale e sanitaria legata all’acqua potabile. (Organizzazione Mondiale della Sanità)

Perché vengono chiamati “inquinanti eterni”

L’espressione non è giornalistica: nasce dal fatto che molti PFAS sono estremamente persistenti. Questo significa che si rompono molto lentamente e possono accumularsi nel tempo sia nell’ambiente sia nel corpo umano. EPA sottolinea che, proprio per la loro diffusione e persistenza, molti PFAS sono stati rilevati nel sangue di persone e animali in diverse parti del mondo. (US EPA)

Questa persistenza ha due conseguenze importanti. La prima è ambientale: le sostanze possono restare in circolo a lungo. La seconda è gestionale: prevenire la contaminazione a monte è spesso più efficace che intervenire solo a valle. Anche l’OMS, nei suoi lavori sul tema, insiste sulla necessità di continuare a valutare i PFAS come gruppo proprio per la combinazione di persistenza, diffusione e potenziale impatto sulla salute. (Organizzazione Mondiale della Sanità)

PFAS e salute: che cosa sappiamo oggi

Qui serve equilibrio. Le fonti scientifiche e istituzionali non dicono che tutti i PFAS abbiano lo stesso comportamento o gli stessi effetti. Dicono però con chiarezza che l’esposizione ad alcuni PFAS è stata associata a effetti avversi sulla salute, mentre la ricerca continua per capire meglio differenze tra composti, dosi, tempi di esposizione e gruppi più vulnerabili. (US EPA). Secondo EPA, gli studi peer-reviewed mostrano associazioni, per alcuni PFAS e a determinati livelli di esposizione, con effetti riproduttivi, effetti sullo sviluppo dei bambini, riduzione della risposta immunitaria, interferenze ormonali, aumento del colesterolo e incremento del rischio di alcuni tumori. L’EEA richiama inoltre possibili problemi a fegato, tiroide, fertilità e alcuni tipi di cancro (US EPA). EPA evidenzia anche che bambini, donne in gravidanza e persone fortemente esposte per motivi ambientali o lavorativi possono rappresentare gruppi da considerare con particolare attenzione. Allo stesso tempo, la stessa EPA ricorda che la ricerca è ancora in corso e che non è corretto semplificare troppo: parlare di PFAS significa parlare di una famiglia molto ampia, non di una singola sostanza. (US EPA)